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posted by Paola Ruggieri
Thursday, October 31, 2013

La Rosa – work in progress

“Se vuoi una rosa rossa – disse il Rosaio – sei costretto formarla con la musica al lume della luna, e colorarla col sangue del tuo cuore. Devi cantare per me col petto contro una spina. Tutta la notte devi cantare per me, e la spina deve trafiggere il tuo cuore, e il tuo sangue vivo deve scendere nelle mie vene e diventare mio”.

L’Usignolo e la Rosa
Oscar Wilde

la rosa in corso 2 la rosa in corso

posted by Paola Ruggieri
Thursday, October 31, 2013

La Bambina e il Barbagianni

Nel buio della notte la bambina incontrava l’amico più caro: un barbagianni, solitario abitante del bosco, timido e schivo…

bambina e barba-3556

posted by Paola Ruggieri
Friday, October 18, 2013

L’Albero nel giardino del Gigante Egoista

Albero Gigante Egoista total x sitoIspirato dalla celebre fiaba del Gigante Egoista di Oscar Wilde, ecco il mio albero e la sua linfa. Dipinto su tela con tecnica mista, si suddivide in 3 tele delle dimensioni di: cm150x150cm – cm150x45cm + cm150x70cm

“Gi unici a essere contenti erano Neve e Gelo. – La primavera ha dimenticato questo giardino, – esclamarono, – e così noi vivremo qui per l’intero anno –. La Neve coprì il prato con il suo grande manto bianco e il Gelo dipinse d’argento tutti gli alberi. Poi invitarono il Vento del Nord a stare con loro e lui accettò. Era impellicciato e ululava tutto il giorno per il giardino e soffiando buttava giù i comignoli. – Questo è un ottimo posto, – diceva. – Bisogna chiedere alla Grandine di farci visita.Così venne la Grandine. Tutti i giorni per tre ore tamburellava sul tetto del castello, tanto da rompere la maggior parte delle tegole, e poi correva tutto intorno per il giardino quanto più forte poteva. Era vestita di grigio e il suo respiro pareva ghiaccio”.

Sabato 15 Giugno abbiamo inaugurato la mostra “Il linguaggio del corpo” a Mantova, presso la Galleria Arte Arte, è stato un caldo pomeriggio estivo (finalmente), sia per la temperatura esterna che per la grande partecipazione del pubblico! Barbara Ghisi curatrice della mostra ha saputo coinvolgere gli spettatori nella presentazione della mostra, valorizzando il lavoro di ogni singolo artista presente, mentre Valentina Marongiu titolare della Galleria ha accolto gli ospiti con garnde cortesia e un sorriso sincero che faceva sentire tutti in un ambiente famigliare, in cui chiacchierare, ammirare le opere esposte e rinfrescarsi con una buon bicchiere di vino e stuzzichini super invitanti! Grazie a Barbara e Valentina per l’opportunità e anche a tutti coloro che sono intervenuti.

La mostra si protrarrà fino al 30 Giugno 2013, per informazioni: 333.2121988

Visita la Gallery dell’evento

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posted by Paola Ruggieri
Thursday, June 6, 2013

Invito mostra per sito

 

“Il linguaggio del corpo” alla Galleria ArteArte di Mantova.

Circa trentacinque opere di grande impatto visivo tra dipinti, fotografie e sculture testimoniano, nella mostra “Il linguaggio del corpo”, il desiderio di emozionare attraverso la figura umana. Sono otto i protagonisti di questa mostra alla Galleria ArteArte di via Galana 9, a Mantova: sei pittrici, un fotografo e due scultori. Inaugurerà sabato 15 giugno alle ore 18.30. Ospitata dalla gallerista Valentina Marongiu e curata da Barbara Ghisi resterà in visione al pubblico dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30 fino al 30 giugno. Mantovane sono le pittrici Silvia Caimi a Maria Paola Ceccarini. La prima presenta opere dove parti del corpo affiorano spesso in monocromi, mostrandosi da punti di vista e prospettive particolari e inconsuete. Sono mani, busti in torsione, corpi possenti e teste di sculture dipinti su tele di grandi dimensioni. La seconda è diplomata all’Istituto Statale d’Arte di Mantova e ha lavorato come restauratrice. Attualmente predilige la rappresentazione di ritratti, autoritratti e figure femminili nelle quali affiora l’eterna dualità tra corpo e spirito. Mantovano di Poggio Rusco è anche il fotografo Alberto Bottura. Da circa 25 anni cattura con la sua macchina fotografica i particolari più nascosti del corpo femminile, di cui è curioso e attento osservatore. Piedi, mani, labbra e schiene sono tra i suoi suggetti preferiti, perchè, dice l’artista: “raccontano quello che le donne non dicono”. La pittrice Francesca Veneri è diplomata all’Istituto della moda e del costume Marangoni di Milano. Si è perfezionata alla scuola di decorazione Accademia del Superfluo di Roma, all’Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona e ad altri corsi dal disegno all’affresco, fino alla pittura ad olio, frequentati per oltre dieci anni. La sua pittura è poetica e contemporaneamente carica di espressività ed emozione. Beatrice Riva è originaria di Sassuolo di Modena ma vive a Casalgrande di Reggio Emilia. Si è formata ai corsi della pittrice Nicla Ferrari. La sua attenzione per l’essenza più profonda della figura umana la porta a realizzare opere dove il teschio è il principale soggetto, simbolo della vita e della morte. La pittura ad olio della reggiana Paola Ruggieri si fonde con altre tecniche. Dal colore acrilico agli smalti fino all’applicazione di carte, tessuti e foglie, per rafforzare le sfumature espressive del personaggio. Quest’artista va alla ricerca di gesti emozionanti che rendono ogni individuo straordinario. La scultrice Maria Cristina Pacelli è nata a Viareggio ma vive e lavora a Bologna. Il suo è un sentire la materia elaborandone la forma. Uno studio di figure consumate dai segni del tempo. Ricordano reperti di un mondo lontano che torna alla luce riesumati dalla terra. Figure antropomorfe modellate dal vento o dall’acqua. Una sua scultura è nella collezione di Francesco Martani a Cà la Ghironda di Bologna dove l’artista ha esposto nel 2012. Lo scultore tedesco Uwe Pfaff è emigrato in Sudafrica nel 1970. Selezionato per la Biennale di Cape Town nel 1982. Realizza opere con lastre d’acciaio ritagliate che sovrapposte formano teste e corpi di figure alate, richiamando archetipi mitologici e ibridi umani di grande impatto emozionale. Per informazioni tel. 3332121988.

 

posted by Paola Ruggieri
Wednesday, May 29, 2013

Dal Cavalletto…

Mercoledì 29 Maggio,

il lavoro prosegue lentamente, il pennello ricerca e crea linee stranamente precise e sinuose, forse perchè il vento gelido dell’inverno non è passato, non riesce a passare… Credo sia una questione di tempo, le pennellate torneranno a scorrere rapide e decise, senza indugi creando linee vive.

“Era sempre inverno laggiù e il vento del Nord, la Grandine, il Gelo e la Neve danzavano tra gli alberi”

tratto da “Il gigante egoista” di Oscar Wilde

work in progress albero 2

posted by Paola Ruggieri
Wednesday, March 27, 2013

Trilogia

TRILOGIA

Senza nessun bisogno di affrettarsi. Nessun bisogno di mandar scintille. Nessun bisogno di essere altri che se stessi.

Tecnica mista su tavole, dimensioni di ogni tavola: cm 60x120x4 cm
Da “UNA STANZA TUTTA PER SE’” di Virginia Woolf.

Fra cento anni, d’altronde, pensavo giunta sulla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati. La balia scaricherà il carbone. La fruttivendola guiderà la macchina. Ogni presupposto basato sui fatti osservati quando le donne erano il sesso protetto sarà scomparso; ad esempio (in strada stava passando un plotone di soldati) l’idea che le donne, i preti e i giardinieri vivano più a lungo. Togliete questa protezione, esponete le donne agli stessi sforzi e alle stesse attività, lasciatele diventare soldati, marinari, camionisti e scaricatori di porto, e vi accorgerete che le donne muoiono assai più giovani e assai più presto degli uomini; cosicché si dirà: “Oggi ho visto una donna”, come si diceva “Oggi ho visto un aereo”. Può accadere qualunque cosa quando la femminilità cesserà di essere un’occupazione protetta, pensavo, aprendo la porta.

Virginia Woolf  – Una Stanza Tutta per Se’TRILOGIA X SITO

 

posted by Paola Ruggieri
Wednesday, March 20, 2013

Ecco l’albero del mio giardino…

l'albero del gigante

 

Tutti i pomeriggi, quando uscivano dalla scuola, i bambini avevano l’abitudine di andare a giocare nel giardino del Gigante.

Era un giardino spazioso e bello, con morbida erba verde. Qua e là sull’erba si trovavano bei fiori come stelle, e vi erano dodici peschi che a primavera si aprivano in delicate infiorescenze rosa e perla, e in autunno portavano ricchi frutti. Gli uccelli posati sugli alberi cantavano in così dolci suoni che i bambini solevano interrompere i loro giochi per ascoltarli. – Come siamo felici qui! – gridavano l’un l’altro.

Un giorno il Gigante fece ritorno. Era stato a far visita al suo amico orco di Cornovaglia, e si era fermato da lui per sette anni. Una volta trascorsi i sette anni aveva detto tutto quello che aveva da dire, dato che la sua conversazione era limitata, e così decise di rientrare al proprio castello. Quando tornò vide i bambini che giocavano nel giardino.

– Che cosa state facendo qui? – urlò con voce molto altera e i bambini fuggirono.

– Il giardino mio è il giardino mio, – disse il Gigante; – chiunque può capirlo, e io non permetterò che nessuno ci giochi al di fuori di me –.

Così vi costruì intorno un alto muro ed espose un cartello: I TRASGRESSORI SARANNO PERSEGUITI PER LEGGE.

Era un Gigante molto egoista.

I poveri bambini ora non avevano dove giocare. Provarono a giocare sulla strada, ma la strada era piena di polvere e di duri sassi, e a loro non piaceva. Solevano girovagare attorno all’alto muro quando le lezioni erano finite e parlare di quel bel giardino là dentro.

– Come eravamo felici là, – dicevano l’un l’altro.

Poi venne la Primavera e il paese fu pieno di uccellini e boccioli. Solo nel giardino del Gigante Egoista era ancora inverno. Là gli uccelli non avevano voglia di cantare perché non c’erano bambini e le piante si dimenticavano di fiorire.

Una volta un bel fiore mise la testa fuori dal prato, ma quando vide il cartello fu così addolorato per i bambini che si immerse di nuovo nel terreno e si rimise a dormire. Gli unici a essere contenti erano Neve e Gelo. – La primavera ha dimenticato questo giardino, – esclamarono, – e così noi vivremo qui per l’intero anno –. La Neve coprì il prato con il suo grande manto bianco e il Gelo dipinse d’argento tutti gli alberi. Poi invitarono il Vento del Nord a stare con loro e lui accettò. Era impellicciato e ululava tutto il giorno per il giardino e soffiando buttava giù i comignoli. – Questo è un ottimo posto, – diceva. – Bisogna chiedere alla Grandine di farci visita.

Così venne la Grandine. Tutti i giorni per tre ore tamburellava sul tetto del castello, tanto da rompere la maggior parte delle tegole, e poi correva tutto intorno per il giardino quanto più forte poteva. Era vestita di grigio e il suo respiro pareva ghiaccio.

– Io non riesco a capire perché la primavera stia arrivando così tardi, – diceva il Gigante Egoista mentre sedeva alla finestra a guardare il freddo giardino bianco. – Spero che ci sia un cambiamento del tempo.

Ma la Primavera non arrivò mai e nemmeno l’Estate. L’Autunno portò frutti d’oro a ogni giardino, ma al giardino del Gigante non ne portò. – È troppo egoista, – disse. Per questo motivo, là era sempre Inverno e il Vento del Nord e la Grandine e il Gelo e la Neve ballavano tra gli alberi.

Un mattino il Gigante se ne stava a letto sveglio, quando udì una piacevole musica. Quel suono era tanto dolce per le sue orecchie che pensò fossero i musici del Re che passavano di là. In realtà era solo un fanello che cantava davanti alla sua finestra, ma da così tanto tempo non sentiva cantare un uccello nel suo giardino che gli sembrò fosse la musica più bella del mondo. Allora la Grandine smise di danzargli sulla testa e il Vento del Nord cessò di ululare, e un delizioso profumo lo raggiunse attraverso gli scuri aperti. – Penso che alla fine sia arrivata la Primavera, – disse il Gigante; e saltò giù dal letto a guardar fuori.

Che cosa vide?

C’era una vista meravigliosa. Da un piccolo buco nel muro erano scivolati dentro i bambini, e stavano seduti sui rami degli alberi. Su ciascuno degli alberi che riusciva a vedere c’era un bambino. E ad avere di nuovo dei bambini, gli alberi erano così felici che si erano coperti di germogli e muovevano gentilmente le braccia sopra il loro capo. Gli uccelli volavano là intorno e gorgheggiavano gioiosi e i fiori occhieggiavano dal verde dei prati e ridevano. Era una bella scena, solo in un angolo era ancora inverno. Era l’angolo più lontano del giardino e là se ne stava in piedi un bimbetto. Era così piccolo che non arrivava ai rami dell’albero e gli stava girando intorno piangendo amaramente. La povera pianta era ancora coperta di gelo e neve, e il Vento del Nord le soffiava e ululava addosso. – Arràmpicati, piccino! – diceva l’Albero, e curvava i rami quanto poteva; ma il ragazzino era troppo piccolo.

E il cuore del Gigante si sciolse quando guardò fuori. – Come sono stato egoista! – disse. – Ora so perché qui non veniva la Primavera. Metterò quel povero ragazzino in alto sull’albero e poi abbatterò il muro, e il mio giardino sarà per sempre il campo di gioco dei bambini. Per sempre –. Era realmente molto dispiaciuto per quello che aveva fatto.

Così scese di nascosto le scale e aprì in silenzio la porta principale, e uscì nel giardino. Ma quando lo videro, i bambini ne furono così spaventati che scapparono via e nel giardino ritornò inverno. Solo il bambinetto non scappò, perché aveva gli occhi così pieni di lacrime che non vide il Gigante avvicinarsi. E il Gigante gli girò dietro pian piano, lo prese in mano delicatamente e lo posò sull’albero. E l’albero si mise di colpo a fiorire, e gli uccelli vennero a cantare là sopra e il bambinetto distese le braccia e cinse il collo del Gigante e lo baciò. E gli altri bambini, quando videro che il Gigante non era più cattivo, ritornarono di corsa, e con loro arrivò la Primavera. – Ora è il vostro giardino, bambini, – disse il Gigante, e prese una grande scure e buttò giù il muro. E a mezzogiorno, quando stava andando al mercato, la gente trovò il Gigante che giocava con i bambini nel giardino più bello che avessero mai visto.

Giocarono per tutto il giorno e alla sera ritornarono dal Gigante per salutarlo.

– Ma dov’è il vostro piccolo compagno? – egli disse. – Il bambino che ho messo sull’albero –. Il Gigante voleva bene più a lui perché l’aveva baciato.

– Non lo sappiamo, – risposero i bambini. – È andato via.

– Dovete dirgli di stare tranquillo e venire domani, – disse il Gigante. Ma i bambini dissero che non sapevano dove abitasse e prima non l’avevano mai visto; e il Gigante si sentì molto triste.

Tutti i pomeriggi, finita la scuola, i bambini venivano a giocare con il Gigante. Ma il bambinetto a cui il Gigante voleva bene non fu mai più rivisto. Il Gigante era molto cortese con tutti i bambini, ma desiderava quel suo primo piccolo amico e spesso parlava di lui. – Come mi piacerebbe vederlo! – soleva dire.

Passarono gli anni e il Gigante diventò molto vecchio e debole. Non poteva più giocare e così stava su un seggiolone a guardare i bambini che giocavano, e ammirava il suo giardino. – Ho molti bei fiori, – diceva, – ma i bambini sono i fiori più belli.

Una mattina d’inverno guardò fuori dalla sua finestra mentre si stava vestendo. Ora non odiava più l’Inverno perché sapeva che era solo la Primavera addormentata e che i fiori stavano riposando.

All’improvviso si strofinò gli occhi per lo stupore e rimase a guardare… a guardare… Era certo una visione meravigliosa. Nell’angolo più lontano del giardino c’era un albero tutto coperto di belle gemme bianche. I suoi rami erano tutti d’oro e ne pendevano frutti d’argento, e là sotto c’era il ragazzino a cui aveva voluto bene.

Il Gigante scese con grande gioia per le scale e uscì nel giardino. Si affrettò ad attraversare il prato e si accostò al fanciullo. E quando gli fu vicino, diventò rosso in volto per l’ira e disse: – Chi ha osato ferirti? –. Perché sulle palme delle mani del fanciullo c’erano i segni di due chiodi, e i segni di due chiodi erano pure sui piccoli piedi.

– Chi ha osato ferirti? – gridò il Gigante. – Dimmelo, che io possa sguainare la spada e ucciderlo.

– Ma no! – rispose il fanciullo. – Queste sono le ferite d’Amore.

– Chi sei tu? – chiese il Gigante. Una strana paura lo invase ed egli cadde in ginocchio davanti al fanciullo.

E il fanciullo sorrise al Gigante e gli disse: – Tu mi hai fatto giocare una volta nel tuo giardino, oggi verrai tu con me nel mio, che è il Paradiso.

E quando quel giorno i bambini corsero là, trovarono sotto l’albero il Gigante che giaceva morto, tutto coperto di petali bianchi.

Oscar Wilde

posted by Paola Ruggieri
Monday, March 11, 2013

Un nuovo progetto dopo una pausa forzata

Dopo circa 3 settimane di lontananza dal cavaletto, dai colori, dal profumo avvolgente dell’olio, dal silenzio e dalla totale immersione nella solitudine del mio studio (a parte i miei assistenti pelosi…), sono finalmente ritornata in possesso di pennelli e tavolozze ed ho finalmente ultimato la tavola che giaceva abbandonata a se stessa. 3 settimane di distacco forzate a causa di impegni di lavoro e ristrutturazioni in casa hanno aumentato la voglia e la motivazione di iniziare un nuovo progetto! Questo nuovo progetto sarà ispirato e prenderà il nome da una celebre filastrocca di Gianni Rodari: Il castello di carte. L’idea è nata in una giornata carica di malinconia, in cui ripensavo ai giorni dell’infanzia, della scuola, delle persone che a quel tempo vivevano accanto a me e che oggi non ci sono più, mi sono resa conto di quanto mi mancano quegli anni, fatti di cose semplici e pulite, come le poesie di Rodari che imparavo a memoria e che già allora mi portavano in un mondo tutto mio, esclusivo e fantastico. Un mondo che ancor oggi esiste nella mia fantasia, la porta è sempre lì che aspetta di essere aperta, mi basta cercare la chiave per la serratura in alcuni cassetti della mia memoria, dare un paio di giri ed entrare lasciando fuori tutto ciò che mi urta, mi irrita e mi ferisce.

È il mio mondo segreto…

Voglio fare un castello in aria
più su delle nubi, più su del vento
un castello d’oro e d’argento.
Con una scala ci voglio salire
per sognare senza dormire
e su un cartello farò stampare:
“le cose brutte non possono entrare..”
o filastrocca solitaria
si starà bene lassù nell’aria:
ma se un cartello scritto così
lo mettessimo anche qui?

Gianni Rodari

COLLAGE CASTELLI DI CARTA

posted by Paola Ruggieri
Thursday, February 7, 2013

Un valido assitente sempre al mio fianco

assitente x sito

Lui è Matley, il mio piccolo (non poi così piccolo…) assistente, io dipingo e lui sonnecchia, russa e sospira. La miglior compagnia che si possa desiderare… Il dipinto che è in corso d’opera avrà il titolo: “Nessun bisogno di affrettarsi” e concluderà la trilogia ispirata alle parole della scrittrice Virginia Wolf.

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